E gli altri? Gli altri non sono mica dentro di me. Per gli altri che guardano da fuori, le mie idee, i miei sentimenti hanno un naso. Il mio naso. E hanno un paio d’occhi, i miei occhi, ch’ io non vedo e ch’essi vedono. Che relazione c’è tra le mie idee e il mio naso? Per me, nessuna. Io non penso col naso, né bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione, che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo per la sua forma molto buffo, si metterebbero a ridere.

La citazione da quel libro maledetto che è stato per me Uno, nessuno e centomila di Pirandello serve a far capire che questo è un post serio.

È che…ad esempio, se una ragazza canta con una voce…tipo, più che angelica, allora per estensione tutti penseranno che sia una ragazza bella dentro, sensibile, profonda, dolce e balle varie. Al contrario, se una ragazza stecca una nota ogni tre allora per estensione tutti penseranno che sia un’imbranata anche a livello psicologico e morale e in tutti questi ambiti qui un po’ astratti. Dai, ditelo, è così anche per voi. È così per tutti.

E se però non fosse la verità?

Io…cioè…cazzo, sì, è tutta invidia, è ovvio che io vorrei saper cantare così, ma…boh, forse è solo perché - e lo riconosco ufficialmente - odio non essere al centro dell’attenzione. È una cosa che odio, anche se forse conoscendomi non si direbbe. Oppure potrebbe esserci un altro motivo, ovvero che sono stufa che la gente dia a tutto quello che ho dentro di me la mia faccia di merda, i miei capelli di merda, il mio corpo di merda, la mia voce di merda. Perché io non sono queste cose. Vorrei saper cantare così per potermi finalmente esprimere, per poter esprimere quello che da fuori nessuno può capire o sospettare.

Ed è…frustrante, porca miseria, è frustrante.

E se invece fosse il contrario? Non lo so, magari in realtà quello che hai fuori dimostra esattamente quello che hai dentro e quindi lo schifo del mio di fuori esiste proprio perché non c’è niente di bello da mostrare.

Non lo so, non so cosa sto dicendo, in questo post volevo dire tutt’altro ma pian piano sono andata fuori tema seguendo il filo dei miei pensieri, quindi ciao.


Sapete cosa faccio io, spesso e volentieri? Quando mi succede qualcosa di brutto, o mi sembra di vivere un’ingiustizia - sempre ogni santo giorno -, non vedo l’ora di arrivare a casa, mettermi sul letto e tuffarmi nel libro che sto leggendo o nella puntata di un telefilm, illudendomi che lì sì che sono qualcuno, lì finalmente sono a casa, lì non devo sforzarmi né preoccuparmi.

Ma il punto è che, se poi ci penso bene, mi rendo conto che anche lì dentro sarei un personaggio secondario, di quelli che non si notano, non hanno alcun tipo di utilità per la trama se non quello di fare da sfondo.



Io mi sento sempre più stupida, e sapete perché? Perché ogni esemplare maschio fisicamente decente della nostra specie - ragazzo, ragazzino, adulto, sposato, fidanzato, single che sia - rimane per me nient’altro che un esemplare maschio della nostra specie, qualcuno di cui l’unica cosa che valuto subito è la possibilità di accoppiarmici.

Detto in termini un po’ più umani, sono ossessionata dalla ricerca di un ragazzo. E purtroppo so che sbaglio.

Anche perché finché non saprò sentirmi completa io da sola…è inutile sperarci.


Non avere autostima significa ricevere dieci complimenti e un solo parere negativo e continuare a rimuginare sull’ultimo perché conferma i tuoi pensieri.


Sarebbe anche l’ora di finirla con le paranoie. Sarebbe anche l’ora di lasciarsi andare e non pensare alle conseguenze. Sarebbe anche l’ora di prendere in mano la situazione. Sarebbe anche l’ora di smettere di preoccuparsi del giudizio altrui. Sarebbe anche l’ora di finirla col vedersi come un cesso.

Sarebbe anche l’ora di fare un tentativo, almeno.


Che poi sono poche le persone che capiscono il disagio che si prova quando vedi passare gente per strada e ti senti nettamente inferiore, anche rispetto a perfetti sconosciuti. Che magari una è magra, una ha gli occhi grandi, una ha i capelli lunghi, e una si veste da dio. Non trovare nemmeno una caratteristica positiva in se stessi, guardarsi allo specchio, ogni santo giorno, e dirsi Buongiorno, sei mediocre anche stamane, non è che se controlli cambi. Perché non sono né magra né grassa, non ho capelli lunghi o corti, ricci o lisci, non ho occhi né completamente verdi né completamente marroni, non sono né alta né bassa. Sono normale, sempre normale, sempre un 7 a scuola, sempre un carattere indecifrabile, una paranoica cronica. È così che mi sento, e quando mi vengono fatti dei complimenti li prendo quasi come uno scherzo, anche detti da gente sincera. Sono sempre stata così, e per quanto provi a cambiare le cose, a volte penso che non ci riuscirò mai. Farò l’ennesimo tentativo, comunque.


Sentirsi brutta non è una cosa che si elabora in cinque minuti, non è il capriccio del momento di chi cerca apprezzamenti, sentirsi brutta è un processo lento che comincia fin da bambini quando nessuno si degna di dirti quanto sei bella. Continua poi quando sei un’adolescente e ti guardi allo specchio e inizi a contare i tuoi difetti, uno, due, tre, quattro, cinque, sei… E a un tratto esistono solo quelli, non sei più in grado di vedere altro. Inizi a nasconderti, sei quella nell’ultimo banco in un angolo dell’aula che può vedere tutti in qualsiasi momento ma che non viene vista dagli altri. Sei quasi sollevata che i ragazzi non ti guardino perché ti sentiresti solo a disagio, nuda, e disgustata da ciò che potrebbero vedere. Il tutto si accentua, sei una ragazza, il tuo corpo è cambiato, e ora ti imbarazzi anche ad essere guardata per strada, ti vergogni a ricambiare gli sguardi, ti vergogni a sostenerli, perché incrociandone l’unica cosa che riesci a pensare è che l’altra persona stia cercando i difetti che ogni mattina guardi allo specchio. Ed è difficile cancellare tutto questo, è difficile il momento in cui quel ragazzo inizia a guardarti, è difficile credere a chi ti apprezza. Sarebbe bello qualche volta sentirsi addosso i complimenti che si ricevono.